Traslochi vip: Papa Prevost
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Il 14 marzo, dopo quasi un anno di lavori di manutenzione e di ristrutturazione, Robert Francis Prevost ha definitivamente traslocato nell’appartamento pontificio del Palazzo Apostolico. Papa Francesco aveva scelto di risiedere a Casa Santa Marta durante i dodici anni del suo pontificato interrompendo la consuetudine che voleva i papi risiedere nel Palazzo Apostolico. Leone XIV l’ha ripristinata. Ha dovuto però attendere che terminassero i lavori necessari a rendere l’immobile nuovamente abitabile dopo alcune infiltrazioni e il lungo periodo d’inutilizzo.
In precedenza il Papa aveva continuato ad abitare nel Palazzo del Sant’Uffizio, dove già risiedeva come Prefetto del Dicastero per i Vescovi. I suoi due segretari particolari, monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga, il sacerdote peruviano chiamato da Chiclayo, la diocesi che Prevost aveva guidato come vescovo, e l’italiano don Marco Billeri, canonista, originario della diocesi toscana di San Miniato, abitano con lui nello stesso Palazzo Apostolico.
L’appartamento papale ha dieci ampie stanze tra le quali uno studio privato, una camera da letto, una cappella e, da Giovanni Paolo II in poi, una suite medica con attrezzature per interventi d’urgenza. Comprende anche un ampio giardino pensile e alloggi per le suore benedettine tedesche che gestiscono la Prefettura della Casa Pontificia. E poi la biblioteca privata, con la celebre finestra sulla piazza da cui ogni settimana il Papa si affaccia per l’Angelus. Prevost ha iniziato a farlo la domenica dopo il trasloco.
Quest’ultimo, come si conviene a un capo di stato, è stato gestito con un protocollo di massima sicurezza e riservatezza coordinato dai Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Il confezionamento degli oggetti personali è stato curato direttamente dalle Suore Marcelline, che assistono il Papa fin dai tempi del Sant’Uffizio, sotto la supervisione dei due segretari particolari. Sono stati utilizzati contenitori rinforzati e numerati, sigillati con la ceralacca per garantire l’integrità del contenuto durante il breve tragitto tra i due palazzi. Ogni scatola è stata inventariata per distinguere i beni personali di Prevost dalle proprietà del Dicastero che dovevano rimanere al Sant’Uffizio.
Date le poche centinaia di metri che separano lo stesso Palazzo del Sant’Uffizio dal Palazzo Apostolico all’interno delle mura vaticane, sono stati utilizzati per trasportare i contenitori dei piccoli furgoni elettrici del Vaticano per minimizzare l’impatto acustico e ambientale. La Gendarmeria Vaticana ha scortato i carichi lungo i percorsi interni per evitare occhi indiscreti e garantire che nulla venisse smarrito o manomesso. Il trasloco ha riguardato oggetti di alto valore storico, affettivo e spirituale come la biblioteca personale di Prevost, la parte più voluminosa comprendente migliaia di volumi inclusi dei testi rari di diritto canonico e di teologia agostiniana, essendo lui un agostiniano. Altri oggetti significativi sono una collezione di icone e croci pettorali a cui il Papa è molto legato, oltre a una piccola statua di Sant’Agostino che lo segue da anni. Una parte delicata del trasloco ha invece riguardato l’archivio personale contenente appunti privati raccolti durante i suoi anni come Prefetto dei Vescovi, trasportati in valigette ignifughe di sicurezza.
Chi ha assistito al trasloco ha riferito d’una operazione sobria e ordinata, coerente con lo stile austero del pontefice.
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