Roma: il problema dell’occupazione del suolo pubblico

L'associazione.
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Mauro Santonati, membro del Collegio dei probiviri dell’Anit, interviene sulla necessità di regolarizzare l’occupazione del suolo pubblico (da ora in poi, OSP), una delle principali richieste dei traslocatori romani. «Intendiamo dare seguito agli intendimenti presi nella recente assemblea nazionale, dove il problema dell’occupazione del suolo pubblico per i traslochi è stato portato all’attenzione della classe politica. Partiamo da Roma per poi attivarci, di volta in volta, nelle realtà locali a seconda delle richieste dei nostri associati».

A Roma, notoriamente, per chiedere un permesso di OSP occorre istruire una pratica presso i Municipi di competenza. Ottenerlo richiede, di solito, dai trenta ai sessanta giorni. Ma l‘utenza, nel migliore dei casi, accetta il preventivo dai venti ai quindici giorni prima della data stabilita per il trasloco. Spesso conferma il giorno prescelto una settimana prima dell’erogazione del servizio. Risulta quindi impossibile richiedere l’OSP nei tempi stabiliti dai quindici Municipi del Comune di Roma.

Il risultato della lentezza burocratica è che la gran parte dei traslochi è effettuata senza permessi di OSP. Ne conseguono la mancanza di sicurezza stradale, del lavoro, per l’utenza, nonché la diffusione del lavoro nero e gli inevitabili mancati introiti, sotto forma di regolare tassazione, per il Comune di Roma.

«C’è un aspetto che mi preme chiarire» precisa Santonati. «È vero che nel Regolamento COSAP del 21 marzo 2021 è previsto il rilascio di urgenza del permesso di OSP per il settore dei traslochi da richiedere nei cinque giorni lavorativi precedenti la data di erogazione del servizio, ma questa procedura è recepita solo in pochissimi Municipi. Nella maggior parte, purtroppo, non viene assolutamente presa in considerazione con motivazioni varie e inappellabili. Per la nostra categoria diventa quindi difficile spiegare all’utenza cittadina, nazionale e internazionale la realtà di Roma. Nel migliore dei casi, agli occhi dei clienti, soprattutto quelli internazionali, sembriamo pigri, acquiescenti o addirittura complici di questo disservizio».

Da anni le aziende cittadine del settore traslochi, unitamente a quelle nazionali ed estere, monitorano la situazione nella speranza di trovare delle soluzioni. In altri comuni italiani ed esteri l’approccio dei traslocatori è ben differente. A Milano, ad esempio, i permessi di OSP sono richiesti ai vari comandi della Polizia Locale attraverso una procedura standard che ne garantisce l’erogazione entro i cinque giorni precedenti il trasloco, con la possibilità di rimozione delle auto in sosta vietata e il pagamento immediato del permesso. Ciò consente al Comune di Milano d’incamerare annualmente, solo per i traslochi, una somma di circa quattro milioni di euro con una stima di circa quarantamila permessi di OSP rilasciati.

L’intera procedura è gestita attraverso una piattaforma digitale, recentemente recepita anche dal Comune di Torino, che segnala se ci sono lavori stradali, sovrapposizioni di permessi e altri eventuali impedimenti. «Anche a Roma si potrebbe fare come a Milano e a Torino» suggerisce Santonati. «Si potrebbe predisporre la richiesta di un permesso di OSP temporaneo, da uno a tre giorni, direttamente ai diciannove Comandi della Polizia di Roma Capitale. Ciò favorirebbe il rilascio rapido dei permessi e, soprattutto, senza inutili aggravi di costi per il personale da parte dell’amministrazione pubblica. Noi dell’Anit abbiamo calcolato, infatti, che l’attuale procedura necessita di molte ore di lavoro da parte del personale amministrativo, con il risultato che la tassazione non copre il costo del rilascio».

L’Anit, insieme a Federtraslochi e con il sostegno di Federtrasporto di Confindustria, sta valutando se aprire un tavolo di confronto per lo scambio d’informazioni tra i diversi soggetti coinvolti. Ciò per individuare delle modalità operative che possano rispondere alle diverse esigenze delle parti.